Archivio della categoria: FictionLab 2016

Broadchurch - Series II...KUDOS FILM AND TELEVISION PRESENTS
BROADCHURCH SERIES 2 FOR ITV
EPISODE 6
Images are under strict Embargo not to be used before the 3RD FEBRUARY.
PICTURED : CHRALOTTE RAMPLING as Jocelyn Knight.
Copyright ITV/Kudos.

Il verdetto

E infine giunse il verdetto.

Quattro i premi che i partner di FictionLab hanno attribuito.

Il sostegno di 15.000 € che Rai Fiction stanzierà per l’attivazione di un progetto è stato attribuito al period drama RAGAZZE DI CONFINE diLara Prando, Benedetta Gallo, Raffaella Persichella, moderno romanzo di formazione di due giovani ragazze che a Trieste nel 1947 sono alle prese con conflitti geografici e culturali, nazionalismi e pregiudizi di genere.

Sky ha invece scelto di premiare – sempre con uno stanziamento di 15.000 € – il dramedy GIAMAI’CA (già Toxicity), scritto da Matteo Berdini e Ulrik Bruel Gerber, anarchico, irriverente racconto della quotidianità di borgata tra sopravvivenza e multietnicità che si incontrano e scontrano.

La giuria di Anica e APT ASSOCAZIONE PRODUTTORI TELEVISIVI – composta da Stefano Balassone, Laurentina Guidotti, Federica Lucisano, Matteo Levi e Chiara Sbarigia, chiamata a scegliere il progetto cui attribuire 5.000 € stanziati dalle due associazioni di categoria  – ha voluto premiare il prison crime 41 BIS scritto da Ivano Fachin, Sofia Bruschettastoria di Diego studente di giurisprudenza condannato e rinchiuso in carcere per l’omicidio della madre. E’ errore giudiziario? Una menzione speciale è stata data a LOMBROSO di Luca Pedretti, Giustino Pennino e Davide Orsini.

La giuria di qualità messa in campo dalle due realtà promotrici di FictionLab, ovvero Film Commission Torino Piemonte e TorinoFilmLab,composta dal critico Luca Bandirali, la produttrice Verdiana Bixio, la sceneggiatrice Barbara Petronio, il regista Lucio Pellegrini e l’attore Fabio Troiano ha scelto Luca Pedretti, Giustino Pennino e Davide Orsini autori di LOMBROSO  quali destinatari di ulteriori 5.000 € a favore della scrittura seriale con questa motivazione: per la capacità di raccontare un personaggio affascinante e controverso attraverso codici di genere sia nuovi che consolidati. La sfida sarà quella di essere all’altezza di sviluppare un progetto nazionale con una grande propensione al mercato internazionale.

Ad ARIANNA MECCANICA  di Matteo Visconti, Giacomo Bisanti e Costanza Durante è andata una menzione specialeper l’idea originale e ambiziosa di unire il teen drama alla fantascienza e la capacità di osare nel raccontare tematiche universali e riconoscibili.

 

cartelli-chiusura-32-esempi-divertenti

Final countdown

C’è una celebre vignetta dei Peanuts in cui un ascetico Linus sentenzia: “Nulla dura per sempre. Tutte le belle cose devono finire”, e un malinconico Charlie Brown ribatte: “E quando cominciano?”

Lo sappiamo, è una citazione che abbiamo già usato lo scorso anno, ma siccome è andata bene vogliamo essere scaramantici.

La seconda edizione del FictionLab è finita.

Gli autori dei nove progetti finalisti ora avranno a disposizione meno di un mese per oliare gli ingranaggi narrativi delle loro storie in vista della consegna definitiva.

Un grande in bocca al lupo a Sofia Bruschetta e Ivano Fachin per 41 bis ; Giacomo Bisanti e Matteo VIsconti (ai quali si è aggiunta per il rush finale Costanza Durante) per Arianna meccanica; Elena Donadon e Davide Serino per INRI – Sura 109; Matteo Carlomagno e Lorenzo Colonna per L’educazione di Irene; Mirko Cetrangolo e Stefano Di Santi per La rete; Davide Orsini, Luca Pedretti e GIustino Pennino per Lombroso; Gianluca Bernardini e Paolo Borraccetti per Poteri forti; Benedetta Gallo, Raffaella Persichella e Lara Prando per Ragazze di confine; Matteo Berdini e Ulrik Brüel Gerber per Toxicity.

Chi vincerà la seconda edizione del FictionLab?

P.S. La cerimonia di premiazione è prevista per i primi di luglio.

artsfon.com-78613

Il Lab dei nove

La rete41 bisPoteri fortiLombroso, InriArianna meccanicaToxicity, Ragazze di confine, L’educazione di Irene.

 

La rete

La rete

Mentre dorme sulle poltroncine dell’aeroporto di Francoforte. Pietro Bottero lo conosciamo così. La barba sfatta, il vestito buono ma sgualcito, una pila di giornali sportivi a fargli da cuscino. Un’occhiata al pannello di arrivi e partenze lo tranquillizza: mancano ancora due ore all’atterraggio del volo Lufthansa proveniente da Mosca. Pietro ha tutto il tempo di recarsi in bagno, radersi, cambiare camicia e sistemarsi i pochi capelli lisci e biondastri con dei precisi colpi di pettine. E’ un uomo nuovo quando alle 9,09 sorseggia un caffè al bancone del bar vista vetrata. Dietro il croccante giornale del mattino, Pietro ha appena adocchiato la sua preda: Yuri Bororin, classe 1988, mezz’ala russa del Manchester City. Il calciatore è accompagnato dalla sua guardia del corpo, dall’algida fidanzata e dal procuratore sovrappeso. La combriccola ha fatto scalo in attesa del volo AZ947 per Genova. Bororin firmerà per la Sampdoria C’è già scritto, nero su rosa, sulla prima pagina della Gazza.

Bel colpo, la Samp. Nulla da dire. Senonché…  Quando Bottero si piazza allo stesso tavolo di Bororin non ha certo bisogno di presentazioni. E’ un po’ che è fuori dal giro, ma la sua fama di direttore sportivo è arrivata anche oltre confine. Un tempo Bottero era il padrone del calcio italiano, prima di beccarsi una squalifica per cinque anni. Roba vecchia però. Ora è tornato. E ci mette davvero poco a convincere Bororin a non salire sull’aereo per Genova, a dirottare su Torino e a firmare un triennale col Toro.

Solo che Bottero non lavora per il Toro, al momento è ancora disoccupato. E’ stata un’iniziativa personale, la sua. Vuole rientrare e vuole farlo a suo modo. Ha una rivincita da prendersi, una vendetta da compiere contro quelli che lo hanno fregato cinque anni prima, e l’unico modo per riuscirci è immergersi nuovamente nel fango del mondo del calcio.

“La rete” è un progetto seriale di Mirko Cetrangolo e Stefano Di Santi.

Toxicity

Toxicity

Che cosa accadrebbe in Italia se una famiglia di occupanti abusivi, numerosa e razzista, fosse costretta a dividere un appartamento popolare con una famiglia di somali in altrettanta precarietà, per errore della stessa amministrazione che da anni gli promette considerazione?

Da qui parte il racconto dell’incontro forzato tra la famiglia Masciopinto, torinesi virulenti e pieni di vita, fascisti anarcoidi e aspiranti artisti tenuti faticosamente insieme da un capofamiglia che coltiva inconsciamente il sogno di abbandonare tutti e fuggire, e la famiglia di Abdirashid, un somalo che vivacchia con un permesso di protezione sussidiaria mantenendo due figli piccoli e una moglie che ha un unico obiettivo: raggiungere la sorella in Danimarca con tutta la famiglia.

Questi due sistemi familiari, separati apparentemente da anni luce per cultura e interessi, finiranno presto per collidere. E nel più fragoroso dei modi.

Tra di loro s’innestano le vicende della famiglia Buondonno – un ras di Barriera di Milano – e della famiglia Giolo – quella del vigile-sceriffo di Barriera di Milano, un piccolo Kojak incrociato con Dexter, che sogna di ripulire Barriera da Buondonno e tutti i mafiosetti del quartiere a bordo della sua punto bianca primo modello.

A incorniciare il racconto delle aspirazioni delle quattro famiglie un misterioso delitto…

“Toxicity” è un progetto seriale di Matteo Berdini e Ulrik Brüel Gerber.

L'educazione di Irene

L’educazione di Irene

Se il mondo è assurdo – o comunque opaco, indecifrabile -, diceva Jean Claude Carrière, bisogna ascoltare la voce di coloro la cui mente è apparentemente stravolta. Essi hanno forse maggiori possibilità di noi (noi, i “normali”) di penetrare nella boscaglia in cui viviamo. Essi hanno forse un contatto diretto col nodo oscuro delle cose. Hanno perso la testa a nostro maggior beneficio.

A Torino, nella periferia più degradata, tra le fabbriche abbandonate e i campi rom, c’è un’anonima palazzina che ospita cinque persone affette da disagio psichico. In questa comunità finisce a scontare una pena detentiva Irene, ragazza cinica, superficiale e pure un po’ zoccola. Centinaia di ore di servizi socialmente utili, per una come lei, abituata a vivere di squallidi espedienti, equivalgono all’inferno. E così il mondo di Irene e quello della comunità entrano in collisione. Eppure Irene, che nonostante la disavventura giudiziaria non ha mai abbandonato il proprio sogno di gloria di arricchirsi con il gioco più sporco che c’è (la politica), decide di sfruttare gli ospiti della struttura psichiatrica a suo vantaggio. Il cinismo vincerà?

“L’educazione di Irene” è un progetto seriale di Matteo Carlomagno e Lorenzo Colonna.

Lombroso

Lombroso

Perché mai uno scienziato positivista e razionale, affermato e celebre, a un certo punto della vita, avrebbe avallato le tesi dello spiritismo, andando incontro a forti contestazioni accademiche?

Dopo un prologo nel 1873 in cui Lombroso con l’assistente Tenchini riesce ad arrestare Vincenzo Verzeni, il primo serial killer italiano, la storia ci trasporta direttamente a fine secolo, nel 1893, all’epoca in cui lo scienziato, a capo del manicomio criminale di Torino, si trova alle prese con una serie di omicidi che fomentano non solo il terrore in città, ma anche strane superstizioni: pare che l’omicida sia la figura fantasmatica di una donna velata, personaggio leggendario della Torino di metà Ottocento.

Aiutato dal fido Carrara, Lombroso setaccerà gli ambienti torinesi dovendosi da una parte confrontare con la commissione investigativa del monarchico Gualdi, severo e scettico, e dall’altra con figure misteriose come la medium Eusapia Palladino. Parallelamente dovrà tutelare la sua vita familiare, con la figlia Gina ribelle e filoanarchica, la figlia Paola fidanzata con Carrara e sempre a rischio coinvolgimento, la moglie Nina e i tre figli minorenni Ugo, Leo e Arnaldo preoccupati per il carico di stress di cui si fa carico il padre.

Il desiderio della verità è l’elemento che distingue le menti brillanti dai comuni mortali. La spinta verso l’ignoto e la conoscenza sono alla base di scoperte, intuizioni, invenzioni. E spesso anche vere e proprie avventure, come in questo caso.

“Lombroso” è un progetto seriale di Luca Pedretti e Giustino Pennino con la collaborazione di Davide Orsini.

Slide3

Poteri forti

In Italia la disciplina più popolare è la dietrologia. Nel mare indiscriminato di informazioni disponibili al giorno d’oggi, i dietrologi e i complottisti sguazzano felici! E il bersaglio di quanti vedono “manine” dietro a qualsiasi fatto o avvenimento sono quasi sempre i “Poteri forti”. Evocati quando c’è un’indagine scomoda che tocca qualcuno, tirati in ballo quando non si riesce a risolvere un mistero… Non c’è politico, giornalista o uomo della strada che almeno una volta non abbia evocato i mitici, fantomatici, misteriosamente ambigui… Poteri forti!

Desideroso di smascherare questi maledetti Poteri forti, un manipolo di bloggers squinternati, lavora alacremente nella bislacca redazione di un giornale on line, intento a smascherare bufale e complotti provenienti dal mondo del web, finché un giorno, un complotto tutt’altro che inventato li trascina in un vortice di avventure esilaranti…

“Poteri forti” è un progetto seriale di Paolo Borraccetti con la collaborazione di Gianluca Bernardini.

Slide8

Ragazze di confine

In Friuli Venezia Giulia, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, s’impone un Governo Militare Alleato angloamericano. Trieste affronta in questi anni una situazione unica nel suo genere: è divisa in zona A, in mano agli alleati, e Zona B, ancora sotto il governo jugoslavo. Tutti vogliono la città: gli italiani, gli sloveni, i triestini, i comunisti della Venezia Giulia e i comunisti di Tito. Per gestire questa condizione, il Governo Militare Alleato si dota di un organo di difesa: la Venezia Giulia Police Force o, in italiano, Polizia Civile. Per la prima volta in Europa, la Polizia Civile comprende un corpo femminile. Le prime ragazze ammesse nel nuovo corpo di Polizia sono 26. Vengono chiamate le triestine.

Viola assomiglia alla sua città: diffidente, contesa, scissa. Come Trieste deve stabilire con certezza i propri confini, così Viola deve imparare ad accettare i propri limiti; come Trieste è segnata dalle cicatrici della guerra, così in Viola è ancora aperta la ferita del suo passato. Diventare una poliziotta è stato il primo passo sul cammino dell’espiazione. La colpa che vuole cancellare risale ad un lontano pomeriggio di molti anni prima in cui assistette inerme allo stupro e all’omicidio della sua migliore amica.

Il caso che è chiamata a risolvere, una serie di omicidi apparentemente scollegati che invece rivelano di avere un tratto comune nelle atrocità perpetrate nella Risiera di San Sabba (il lager nazista di Trieste), è una catabasi che la costringe ad affrontare i suoi demoni fino a capire che solo dominandoli potrà cancellare il proprio senso di colpa.

“Ragazze di confine” è un progetto seriale di Benedetta Gallo, Lara Prando e Raffaella Persichella.