Archivio della categoria: FictionLab 2014/15

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Il verdetto

Infine giunse il verdetto.

La commedia “per adulti” QUESTA LA TAGLIAMO AL MONTAGGIO si aggiudica il premio della Giuria di Eccellenza FCTP e la menzione speciale della Giuria APT.

La commedia per ragazzi L’AMICO MUMMIA  si aggiudica il Premio Giuria APT, ex aequo con il thriller gotico IL CULTO, e la menzione speciale di Rai FIction.

Il premio della Giuria Rai Fiction va alla fantascienza di AURORA mentre Sky sceglie di premiare il noir SALGEMMA.

Ora l’obbiettivo, per tutti, non può che essere la realizzazione.

Nell’attesa, un piccolo assaggio…

QUESTA LA TAGLIAMO AL MONTAGGIO

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Una filmmaker alle prime armi, ha un’idea: vuole realizzare un docu-reality a puntate sulla vita di Claudio, celebre divo del porno ormai in pensione. Oggi Claudio è un uomo diverso: ama la quiete, la buona musica, le giornate in famiglia. Al suo fianco ci sono la moglie Gaia, un carattere forte e dominante, e due figli nel pieno dell’adolescenza. La sua vita scorre quieta e noiosa, e una certa sottile inquietudine accompagna le sue giornate vuote. L’idea di un documentario sulla sua vita non lo entusiasma, ma alla fine si convince che è la cosa giusta da fare per non cadere nella depressione del dimenticatoio che la pensione sembra avergli riservato. Claudio sul set crede di avere tutto sotto controllo, ma un docu-reality non è esattamente il suo habitat. Ci vuole poco per realizzare in quale orgia di sentimenti nuovi s’è cacciato. Presto la vita della sua famiglia viene sconvolta.

L’AMICO MUMMIA

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Cosa accadrebbe se una mummia del Museo Egizio di Torino si risvegliasse e irrompesse nella vita di una famiglia dei giorni nostri? E se quella mummia fosse un ragazzo di sedici anni e a risvegliarla fosse involontariamente una sua coetanea?

Berenice, detta Berni, ha 16 anni e mille problemi. A cominciare da quel rene malato che la costringe alla dialisi da molti anni. E poi un padre che non ha mai conosciuto; una madre, Gloria, che la soffoca con le sue attenzioni e riversa su di lei tutte le sue ansie. E per finire la scuola, dove Berni non è certo popolare. L’amico mummia, tremila anni fa era il faraone Tutmosi. Nel mondo di oggi, Tutmosi è solo un adolescente pieno di guai e si attacca a Berni, l’unica persona su cui può davvero contare… Perché Tutmosi ha un obiettivo da compiere se vuole continuare a vivere: trovare la pozione che gli darà l’immortalità. E lo farà accanto a Berni che con il pensiero della morte ci convive fin da quando era piccola.

lL CULTO

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Primavera del 1914, l’Europa è scossa da forti tensioni politiche e sociali. Torino, capitale del regno d’Italia fino al 1865, non fa eccezione. Il delegato di pubblica sicurezza Ascanio Leone indaga su un suicidio avvenuto al Regio Manicomio. La ferma resistenza delle autorità alle sue indagini lo convince che dietro al caso ci sia qualcosa di grosso. Leone è un investigatore brillante, membro della neonata polizia scientifica.

Ma non è l’unico ad investigare. C’è anche Judith Thompson, all’apparenza una giovane antropologa del Museo Egizio, in realtà un agente segreto americano. Le loro strade si incrociano e insieme scoprono una cospirazione che coinvolge anche la massoneria, che ha aiutato la nascita del Regno d’Italia.

Il burattinaio della cospirazione è Aleister Crowley, passato alla storia come “l’uomo più malvagio del mondo”, a capo di una setta trasversale nota come Il Culto. Per sventare i piani del Culto, Leone e Judith rischieranno la vita oltrepassando le trincee del fronte e si scontreranno con Crowley. Dagli esiti di questo confronto dipenderà il destino dell’umanità.

 

AURORA

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Il futuro è arrivato e ha un nome: Aurora. Aurora è una app in grado di soddisfare il più urgente bisogno di ogni uomo: la felicità. Ma Aurora è anche una multinazionale con sedi in tutto il mondo, e i suoi operatori si chiamano psy. La psy migliore di tutti si chiama Anna: è brillante, intelligente, ha una bella vita, radicata su solide basi sentimentali. Ma cosa succederà quando Anna, proprio tramite Aurora, fino a quel momento utilizzato come strumento di cura su sconosciuti clienti, scoprirà segreti inconfessabili che riguardano tutte le persone che ama e che la circondano? 

SALGEMMA

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La tracotanza con cui Luca Giori ha affrontato la vita lo ha portato sul tetto del mondo spingendolo a sentirsi intoccabile. Un lavoro da broker in cui eccelle, un conto in banca a sei zeri, ragazze facili sempre a disposizione. Luca ha anche una moglie, che non ama, e una figlia di tre anni, Sofia, che rappresenta l’unico spiraglio di luce nelle tenebre. Ma un giorno anche quel raggio di sole si spegne. Luca si dimentica di Sofia sul seggiolino dell’auto. La bambina muore disidratata dopo una lunga agonia. Annientato, Luca volta le spalle al mondo credendo così di espiare. Si ritira in un paese sperduto al confine tra Italia e Francia, in cerca di oblio. Ma ben presto scopre che quel paese non è il luogo ameno che credeva. Quel paese nasconde un segreto: è la base logistica di una pericolosa banda criminale che usa la miniera di salgemma abbandonata come deposito clandestino di un traffico internazionale d’armi. Riuscirà Luca a darsi una possibilità di riscatto? Riuscirà finalmente a superare l’orribile morte della figlia e ad accettare il peso della colpa?

 

 

 

 

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Chiusura

C’è una celebre vignetta dei Peanuts in cui un ascetico Linus sentenzia: “Nulla dura per sempre. Tutte le belle cose devono finire”, e un malinconico Charlie Brown ribatte: “E quando cominciano?”

La prima edizione del FictionLab è finita proprio come le cose belle, ma la cosa ancora più bella è che ricordiamo perfettamente quando tutto è cominciato: i 500 progetti arrivati, la difficile selezione per determinare i 12 da portare al workshop#1, le giornate intense di lavoro collettivo in preparazione del pitching day alla Scuola Holden di Torino, la sofferta rinuncia a 4 dei 12 progetti e la scelta degli 8 finalisti, il workshop#2 e il lavoro importante di riscrittura e rielaborazione, la grande stanchezza e ciò nonostante l’immensa disponibilità degli autori, e infine il workshop#3 e la sottile malinconia che rimane quando tutto finisce.

Gli autori degli otto progetti finalisti ora avranno a disposizione una ventina di giorni o poco più per oliare gli ingranaggi narrativi delle loro storie in vista della consegna definitiva.

Ne approfittiamo per augurare in bocca al lupo a Lorenza Cingoli, Martina Forti e Massimo Bacchini per L’AMICO MUMMIA; Leonardo D’Agostini, Antonella Lattanzi e Andrea Nobile per AURORA; Umberto Francia, Marcello Olivieri e Gianluca Torrente per IL CULTO; Menotti e Kristina Svard (ai quali si è unito in extremis Ulrik Brüel Gerber) per EUROPA; Ofelia Catanea, Roberto Di Tanna e Andrea Leanza per GROUND; Matteo Berdini e Chiara Laudani per LA QUARTA GENERAZIONE; Marco Campogiani e Tommaso Capolicchio per QUESTA LA TAGLIAMO AL MONTAGGIO; Giambattista Avellino per SALGEMMA.

Tra di loro c’è il vincitore di questa entusiasmante prima edizione del FictionLab.

Per sapere chi è, continuate a seguirci!

P.S. La cerimonia di premiazione è prevista per i primi di luglio.

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Incipit

L’amico mummia

Torino, oggi. Berenice ha un sacco di problemi. Per cominciare, ha 14 anni, il che è già un guaio di per sé. Poi, è il primo giorno del liceo e tutti o quasi i suoi compagni sono odiosi. Sarebbe comunque tutto sopportabile se non avesse un problema ancora più grave: è nata bacata, come dice lei. Ogni settimana deve sottoporsi a tre sedute di dialisi per una malformazione ai reni e dopo l’ultimo controllo viene fuori che le sue condizioni sono peggiorate. La reazione di Berenice è un misto di paura, rabbia e non accettazione. In un momento di frustrazione si rifugia tra le sale vuote del Museo Egizio, momentaneamente chiuso al pubblico, ed è incuriosita da un sarcofago portato da poco in esposizione. Scopre con malinconia che quella mummia è morta all’età di 14 anni…

Aurora

Torino, dopodomani. Il futuro è già arrivato ad ha un nome: Aurora. Si tratta di un’app rivoluzionaria in grado di soddisfare la più urgente e intima richiesta di ogni singolo individuo: la felicità. Gratuita, rapida, efficace, Aurora ha sostituito tecnologicamente la psicoterapia, inutile, lunga e costosa. Il funzionamento di Aurora lo vediamo subito, attraverso una seduta guidata dalla sua migliore psy, Anna. Davanti a lei c’è un uomo di 35 anni. Si chiama Ludovico. E’ il primogenito di una famiglia di grandi industriali nel ramo della metalmeccanica, è lì perché soffre di continui attacchi di panico che lo invalidano sul lavoro e nei rapporti personali. Anna tira fuori ciò che rende possibile il miracolo di Aurora: un device grande quanto uno smartphone, dei cavi che terminano con una banda di alluminio che Anna pone davanti agli occhi di Ludovico e che connette al device. Poi indossa anche lei la banda di alluminio ed entra letteralmente nella testa del cliente…

Il culto

1885. Campagna piemontese. Una donna dà alla luce un bambino. Alcuni uomini arrivano a reclamarlo. Il medico dichiara che è nato all’ora prestabilita, il parto è stato un cesareo. Nella stanza trovano solo la madre addormentata. La levatrice è fuggita con il piccolo. Il capo degli uomini ordina: “Uccideteli tutti”.

Una donna corre nella notte, ha un bambino tra le braccia e mormora un salmo in latino.

1914. Il delegato di pubblica sicurezza Ascanio Leone indaga su un militare suicida all’interno del manicomio di Torino. L’uomo si è slogato la mascella per infilarsi un braccio in gola fino a soffocarsi. Sulle pareti della cella c’è una fitta rete di geroglifici…

Europa

Frozen landscape. A man, swearing in italian, blue of cold, wearing nothing but shorts and strapped to the rail track. The train is arriving. His last moment has come for sure. He closes his eyes and shivers. The train comes closer…

A few months earlier. We meet our protagonist Lars Andersson (49), civil engineer in profession, the very symbol of your average unimportant swedish man, in his favorite place in the whole world, the basement of his suburban house, playing with a beautiful set of model trains, miniature landscape and all. This is his dream. This is how life should be… but unfortunately, it’s not…

Ground

Una violenta tempesta elettrica devasta la campagna piemontese. Fulmini imponenti si abbattono sui campi, sulle risaie, sui boschi, sul paese. Investono il volto di Sara, che dorme nel suo letto. Un fulmine più grande, molto più violento, cade proprio in mezzo a un prato circolare al centro del bosco. I ragazzi del posto quel prato lo chiamano ground, per loro è un luogo topico, rappresenta l’assurdità del paese in cui sono nati. E’ sorto 18 anni prima dal nulla e da allora non cresce più niente lì. Il fulmine che si schianta sul ground è un cono di luce. Per alcuni secondi illumina a giorno il paese e il volto di Sara, che ora ha gli occhi aperti e avanza lentamente verso la luce dei lampi che insistono sul ground. E’ a piedi nudi, sotto la pioggia, addosso ha solo il pigiama: cammina, ma sta dormendo…

La quarta generazione

Un lago scuro e profondo di un rosso sanguigno incastonato nelle Alpi innevate. Nell’acqua rimbomba un suono come un battito cardiaco. Immerse in profondità enormi campane metalliche sigillate alla base e ancorate al fondo, fluttuano insieme alle alghe color sangue, come non avessero peso, ruotano rivelando sull’incurvatura uno stemma: la svastica.

Torino, 2017. Il basso sordo di “Children of the Revolution” dei T-Rex pompa dalle casse della discoteca Lutrario LeRoy DAncing. E’ mezzanotte. Francesco (19), fisico, tonico, tatuato, balla, si dimena, spaccia MDMA, si appoggia sulla lingua una pasticca. Un suo amico, Lorenzo, stesso look, gli si avvicina: “Minchia, Fra’. E se davvero la rifanno obbligatoria?”. Francesco ride, mostra il dito medio: “Per me si fottono!” e deglutisce la pasticca. La serata vola. Francesco lascia il locale insieme ai suoi amici. Sono strafatti. All’ingresso i buttafuori gli timbrano il polso: un dito medio con sotto la scritta Leva Obbligatoria

Questa la tagliamo al montaggio

In rapida successione vediamo scorrere il best of della carriera di un grande attore porno, Claudio Gui: le immagini cercano di raccontare 25 anni di lavoro, sempre sulla breccia: le migliori performances, le attrici più fighe, i colleghi, i premi vinti. Quando si riaccendono le luci e vengono stappate bottiglie, non sono pochi ad aver gli occhi lucidi; Gaia, sua moglie, certo, ma anche Saverio, il suo andrologo; ma soprattutto Lele, il suo agente, l’amico fraterno di una vita, che ancora non si dà pace: “Poteva ancora dare molto, era nella piena maturità…” La comunità dell’hardcore, il mondo di Claudio, è radunata attorno a lui per festeggiare alla grande il suo addio alle armi…

Salgemma

Cime innevate contro il cielo blu cobalto, a perdita d’occhio. Silenzio. Un uomo – gli occhi acquosi e arrossati, la barba incolta -in piedi su una scaglia di roccia della montagna, fissa il precipizio davanti a sé. Allarga le braccia e salta nel nulla… Il fiato mozzato e il cuore in gola, Luca Forleo si sveglia dall’incubo. Nel letto Marta, la moglie giovane e piacente, non si è accorta di nulla. La città dorme. Nella stanza adibita a palestra del suo lussuoso attico high-tech, Luca segue su un laptop le borse asiatiche, compra e vende tra un esercizio e l’altro; mentre albeggia al telefono impartisce le ultime istruzioni: è il giorno del grande complotto…

 

 

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FictionLab – Workshop #3

Venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 aprile, in barba a tutte le festività, gli sceneggiatori finalisti del FictionLab si ritroveranno alla Film Commission Torino Piemonte per il terzo e ultimo workshop.

I progetti seriali in gara sono:

L’amico mummia, Aurora, Il culto, Europa, Ground, La quarta generazione, Questa la tagliamo al montaggio e Salgemma.

Ormai dovreste aver imparato a conoscerli. Se ancora non li conoscete, rovistate tra gli articoli precedenti e tra le interviste. Pensiamo ne valga la pena.

In questo Workshop#3, sotto la guida dei tutor Elena Bucaccio, Nicola Lusuardi e Stefano Sardo, gli autori lavoreranno alla definizione e alla scrittura degli episodi pilota.

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(G)round – Parlano gli autori

Gli autori di (G)round, Ofelia Catanea e Roberto Di Tanna, sono stati affiancati in fase di lavorazione da Andrea Leanza. Sul progetto c’è un’opzione di Mood Film.

Come avete lavorato in questi mesi?

Ofelia: Prima di tutto abbiamo cercato di perfezionare la storia seguendo tutte le indicazioni che ci sono state date qui al FictionLab. L’apporto di Andrea, poi, è stato importante perché il suo sguardo sul mondo che Roberto ed io avevamo creato era, in un certo senso, vergine.

Come è nata la collaborazione con Andrea?

Ofelia: Ci conoscevamo già e quando i tutor ci hanno prospettato l’ipotesi che venissimo affiancati da uno sceneggiatore più esperto, è stato naturale pensare a lui, anche perché Andrea in passato aveva già collaborato anche con Tommaso (Tommaso Arrighi di Mood  Film n.d.r.) che in Ground ci ha creduto fin dal primo istante.

Andrea: Il soggetto di Ground è fulminante. Non appena l’ho letto ho pensato: “Una storia di fantascienza per la tv italiana? E quando mi ricapita?”. Perciò sono ben felice di partecipare all’impresa. Per me si tratta di un investimento professionale, ma lo faccio volentieri perché conosco Tommaso, so come lavora, e confido che tutta questa semina produca presto un buon raccolto.

Andiamo nel dettaglio: come si sta evolvendo il vostro progetto?

Roberto: Stefano Sardo, il nostro tutor, ci aveva suggerito di lavorare su 12 snodi narrativi forti, tanti quante sono gli episodi che abbiamo ipotizzato per la prima stagione, ma prima di farlo abbiamo dovuto necessariamente concentrarci sui personaggi sui quali abbiamo fatto un lavoro di approfondimento anche per capire quali storie raccontare.

Ofelia: Inevitabilmente abbiamo dovuto cambiare alcune cose rispetto al pitch che abbiamo fatto a dicembre. Anzii, direi che abbiamo cambiato praticamente tutto… Le uniche cose che sono sopravvissute dell’idea originale sono ovviamente gli alieni a Valserà e la protagonista femminile.

Andrea: Be’, se fossero cambiati anche loro sarebbe stato un guaio!

Roberto: Comunque il progetto è migliorato in questi mesi, è diventato qualcosa, ha preso forma. Ora si sente che sta diventando una serie.

Qual è il vostro obiettivo di questo secondo workshop?

Ofelia: Arrivare al terzo workshop, quello di fine aprile, con le idee più chiare su tutto, pronti ad affrontare il fuoco di fila dei tutor che qui al FIctionLAb sono agguerritissimi.

Come giudicate fin qui questa esperienza?

Ofelia: Molto positiva. Durante il primo workshop, grazie al lavoro sul pitch e alla guida sapiente dei tutor, abbiamo definito meglio il concept della nostra serie in un clima incredibile di collaborazione con gli altri autori.

Roberto: Sì, quello che ci ha sorpreso e continua a sorprenderci è proprio l’assenza di competizione, nonostante alla fine questa sia una gara. Magari ad aprile ci scanneremo, non lo so…

Andrea:  Io non ho vissuto le emozioni del primo workshop, ma per quello che ho visto qui penso sia un’esperienza molto formativa.  Se proprio devo trovare qualcosa che non va… Non mi aspettavo una nuova sessione di pitch. Ecco, quello mi ha un po’ spiazzato. Forse ha anche sottratto tempo ed energie al brain storming e alla scrittura, ma alla fine a prevalere sono le sensazioni positive generate proprio da questo confronto continuo.

Roberto: Comunque possiamo dirlo senza timore di smentita: il FictionLAb è un’esperienza unica. Da ripetere e possibilmente istituzionalizzare!

 

 

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Salgemma – Parla l’autore

Giambattista Avellino ci parla dello sviluppo del suo progetto seriale, Salgemma.

Come sta andando il lavoro?

Mi beccate nella fase di decostruzione massima per cui il rischio è che le mie risposte non siano del tutto entusiastiche. Però un po’ di entusiasmo vorrei dimostrarlo per questa bellissima iniziativa che è il FictionLab. Si tratta di un’esperienza eccezionale, quasi unica. Normalmente nel nostro lavoro siamo molto isolati, è raro che ci siano momenti di discussione e condivisione così intensi. Qui invece lo scambio è continuo. Paradossalmente anche la forte competizione che c’è stata durante il primo workshop, dove sapevamo già che alcuni di noi sarebbero stati esclusi, ha creato un’unità di intenti.

Hai trovato molte differenze tra l’approccio del FictionLab e la tua esperienza di professionista?

Un altro mondo. In condizioni di lavoro “normali”, uno incontra gli editor di rete ed è con loro che si confronta, ma a volte è un meccanismo avvilente perché le osservazioni che vengono mosse sono dettate da parametri che nulla o quasi hanno a che vedere con la creazione delle storie. Qui invece il lavoro comune ci ha connesso, gli standard richiesti sono alti e questi sono tutti sintomi della qualità di questa iniziativa.

Ok, abbiamo capito che il FictionLab ti è piaciuto, ma parliamo un po’ di Salgemma. Ti va?

Ho scritto e riscritto più volte, come è giusto che sia, ed è stato un lavoro piuttosto faticoso. Il pitch di dicembre non mi aveva soddisfatto pienamente, anzi… E non sarei sincero se dicessi che non ho incontrato difficoltà nello sviluppo della mia storia. In questo momento, in particolare, sto attraversando un’impasse. Gli stimoli e le suggestioni che stanno arrivando qui, nel corso di questo secondo workshop, non sono così fertili per me. Talvolta ho la sensazione che questo lavoro di maieutica che facciamo con i tutor e gli altri sceneggiatori mi costringa a cambiare troppo la natura del mio progetto. Come se la storia stesse andando tutta da un’altra parte. Ed io ovviamente faccio molta resistenza perché sono legato all’idea originaria… Nonostante ciò sono contento di trovarmi in difficoltà. Probabilmente questa è la tempesta attraverso la quale devo necessariamente passare per poter raggiungere la meta.

Cos’è che ancora non ti convince del tuo progetto?

So di avere un problema col protagonista mentre sull’arco narrativo sento di avere già trovato la quadra. Invece c’è questo grande punto interrogativo sul protagonista… Un problema interno al personaggio che devo risolvere a tutti i costi.

Pensi sia questo il tuo obiettivo di questo secondo workshop?

Sì, penso di sì. Ammesso che poi, nel corso della scrittura, non insorgano altri problemi… Ma sono fiducioso di fare un buon lavoro e arrivare al terzo e ultimo workshop del 24,25 e 26 aprile con le idee più chiare di adesso.

 

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Questa la tagliamo al montaggio – Parlano gli autori

Marco Campogiani è stato affiancato da Tommaso Capolicchio nel corso dello sviluppo di “Questa la tagliamo al montaggio”.

Ci raccontate come è andata la vostra collaborazione fin qui?

Tommaso: Prima di tutto abbiamo fatto conoscenza. Che è importante, no?

Marco: Fondamentale, direi.

Quindi non vi conoscevate prima?

Marco: No, non avevamo mai lavorato insieme.

Tommaso: Siamo stati messi in relazione perché in passato io ho scritto diversi “family”, e i tutor del FictionLAb hanno pensato che potessi dare una mano a Marco nello sviluppo del soggetto di QLTAM. Siccome la storia mi piace ho accettato volentieri.

Come si è svolto il lavoro in questi mesi?

Marco: Abbiamo lavorato prima sui personaggi, che erano un po’ carenti, e poi sullo sviluppo della linea orizzontale.

Tommaso: Io sintetizzo il lavoro di questi mesi in quattro parole: Sforzo Di Serializzazione Massima. La difficoltà, lavorando su un formato da 50′, è che non possiamo affidarci unicamente alla comicità nuda e cruda da sitcom, ma dobbiamo sforzarci di lavorare su un impianto narrativo diverso, che abbia un respiro più ampio.

Si dice che scrivere il comico sia la cosa più difficile di tutte.  Voi che ne pensate?

Marco: “Difficile” è un eufemismo. Far ridere è complicatissimo. A volte anche noi durante la lavorazione ci siamo un po’ persi per strada, ci guardavamo e ci dicevamo: “Siamo sicuri che questa roba faccia ridere?”. E ho anche notato che all’inizio ci divertivamo di più noi. Il nostro divertimento era il vero  motore della scrittura… Poi man mano che entravamo nei meandri della storia ridevamo molto meno… E ad un certo punto siamo diventati seriosissimi!

Tommaso: Sì, ma avere dubbi e rimuginare, scrivendo, è un po’ inevitabile. Prima di riuscire a far ridere bisogna che le cose sulla carta funzionino sotto altri punti di vista che hanno a che fare con psicologie dei personaggi, plausibilità, strutture narrative… Quando arriveremo a scrivere la sceneggiatura sono sicuro che recupereremo il nostro divertimento.

Qual è il vostro obiettivo di questo secondo workshop?

Marco: Ricevere un feedback positivo rispetto al lavoro che stiamo facendo sarebbe importante. Poi io sono molto ansioso, quindi…

Tommaso: Non sono ansioso quanto lui ma condivido quello che dice: quando scrivi non è raro andare a tentoni, come quando ti muovi nell’oscurità. Avere accanto qualcuno che ogni tanto accende una piccola torcia e ti aiuta a non andare a sbattere sugli spigoli è importante. Per questo credo che l’opportunità che abbiamo qui di confrontarci costantemente con professionisti bravi e preparati sia un’occasione da sfruttare fino in fondo.

Esperienza positiva, quindi, questa del FictionLAb?

Tommaso: Non è la prima volta che partecipo a workshop del genere. Il vantaggio vero è che qui al FictionLab siamo tutti sceneggiatori e quindi parliamo tutti la stessa lingua, il che non è poco.

Marco: Esperienza molto positiva. Queste giornate torinesi sono più che mai intense. Il primo workshop in particolare mi ha colpito per la tensione continua, probabilmente dovuta al fatto che avremmo dovuto cimentarci con il pitch. E il pitch, ragazzi, è stato una fatica… Sarà che io sono molto ansioso… L’ho già detto che sono ansioso?

 

 

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Aurora – Parlano gli autori

Gli autori di “Aurora”, Andrea Nobile, Antonella Lattanzi e Leonardo D’Agostini, ci raccontano della loro esperienza al FictionLAb e dello sviluppo del loro progetto, opzionato da Publispei.

Come si è svolto il vostro lavoro in questi mesi?

Andrea: Ci siamo concentrati innanzitutto sui personaggi. Il problema di “Aurora”, se così lo possiamo definire, è che, fin dalla sua concezione, sembrava un film e non una serie. C’era dunque l’esigenza di costruire personaggi che generassero storie e che lo facessero in un arco temporale più lungo e più complesso rispetto a quello di un film.

Antonella: Siamo in pieno work in progress, ma le giornate qui al FictionLab ci hanno consentito quanto meno di avere un quadro della situazione meno offuscato.

E operativamente, invece? Sappiamo che c’è un’opzione da parte di Publispei, state già discutendo con la produzione?

Leonardo: Abbiamo fatto diverse riunioni con loro. Chiaramente è molto diverso lavorare quando hai un referente rispetto a quando il referente non ce l’hai…  Nel frattempo abbiamo continuato a confrontarci anche con Nicola Lusuardi, il nostro tutor qui al FictionLab, per capire quale fosse la direzione giusta da seguire.

Come si sta evolvendo “Aurora” rispetto al pitch di dicembre?

Andrea: Inevitabilmente è cambiato tutto.

Tutto?

Andrea: Tutto. Ma è naturale, e anche bello, che sia così.

Antonella: Del pilota che avevamo scritto non c’è più traccia. Potremmo dire che è sopravvissuto solo lo scheletro dell’idea originaria.

Qual è il vostro obiettivo di questo secondo workshop?

Leonardo: Vogliamo arrivare ad una definizione dell’arco narrativo stagionale che ci soddisfi in pieno.

Andrea: Siamo in una fase in cui sappiamo perfettamente cosa dobbiamo fare e dove dobbiamo andare, dobbiamo solo farlo.

Come giudicate fin qui l’esperienza del FictionLAb?

Andrea: Troppo breve. Tre giorni sono pochi, dovrebbe essere strutturato in maniera diversa, i vari workshop dovrebbero durare almeno una settimana… Ma mi rendo conto che forse è un po’ complicato da organizzare.

Antonella: Ascoltare le opinioni degli altri è importante, ma ha ragione Andrea: ci va più tempo per elaborare. Qui siamo risucchiati in un vortice di creatività molto intenso, ma al termine dei tre giorni soffriamo una specie di hangover. Dovrebbe essere prevista una tappa di decompressione all’interno dei singoli workshop…

Leonardo: Condivido in pieno. Detto questo, si è trattato di un’esperienza ottima: non è così semplice nel nostro mestiere trovare occasioni di confronto collettivo come questa.

Andrea: Esperienza unica, per quanto mi riguarda. Tanta fatica e tanta intensità non possono che far bene al nostro lavoro.

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Il culto – Parlano gli autori

Umberto Francia e Gianluca Torrente (ai quali si è affiancato Marcello Olivieri in fase di lavorazione) ci parlano dello sviluppo del loro progetto seriale,  “Il culto”.

Come avete lavorato in questi mesi?

Umberto: La grande sfida di questo progetto, fin dall’inizio, è stata quella di raccontare al meglio una grande architettura mitologica. Ci stiamo impegnando per fare in modo che tutto questo si traduca in una forma drammaturgica soddisfacente.

Gianluca: Lavorare sul pitch ci ha aiutato molto per la riscrittura e per capire cosa potevamo raccontare e cosa no. Il nostro tutor, Nicola Lusuardi, ci ha chiesto inizialmente la scaletta di un pilota e in seguito la scaletta dell’intera stagione. Ed è sostanzialmente su questo che ci siamo concentrati in questi mesi.

Come si sta evolvendo “Il culto” rispetto al pitch di dicembre?

U: Da dicembre ad oggi c’è stata una grossa evoluzione. Se magari all’inizio non capivamo bene il senso di questo percorso, poi ci siamo resi conto di quanto tutti i feedback ricevuti fossero estremamente preziosi. E anche il fatto che si sia affiancato uno sceneggiatore esperto come Marcello è stato positivo.

G: Noi speriamo che “Il culto” si stia evolvendo non solo per quanto concerne la scrittura… Lo abbiamo fatto leggere ad un’agenzia USA che si occupa di vendere progetti non americani negli Stati Uniti. Stiamo a vedere che succede…

Qual è il vostro obiettivo di questo secondo workshop?

U: Siamo totalmente proiettati sul soggetto finale. Il nostro obiettivo è risolvere gran parte delle criticità che ancora ci sono e arrivare alla definizione di un concept vendibile. “Il culto” non è una serie facile ma rientra comunque in un genere narrativo, quello horror, che ha un suo pubblico di riferimento.

G: Fin dalla lettura del bando abbiamo cercato di ragionare su qualcosa che fosse prima di tutto un prodotto commercialmente appetibile. Grazie al lavoro che stiamo facendo qui, questo è un traguardo che ci sentiamo di poter raggiungere.

Come giudicate fin qui l’esperienza del FictionLAb?

U: Fantastica. L’approccio del FictionLab è quello che noi auspichiamo per l’industria. Siamo abituati a scrivere fiction pensando tanto al pubblico e poco alle storie. Qui finalmente si dà la precedenza alle storie. E poi FictionLab rappresenta qualcosa che si differenzia molto dallo stagno in cui siamo soliti sguazzare nel nostro ambiente dove c’è poca circolazione delle idee e pochissimo scambio.

G: Questo è un laboratorio dove le idee vengono continuamente messe in discussione. Non c’è competizione ma solo cooperazione e collaborazione attiva. Le critiche ci stanno aiutando ad andare avanti. Lavorare tre giorni qui insieme ad altri professionisti è meglio di mille revisioni da soli.