Archivio della categoria: Revival

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Revival – Giambattista Avellino

Ciao Giambattista, prima di tutto una domanda a bruciapelo: nostalgia per il FictionLab?

La nostalgia è un sentimento che non mi piace. Direi che il mio rapporto con il FictioLab è più quello del tossico che vuole ancora la “robba”… Scherzo, ma fino a un certo punto; è stata un’esperienza molto intensa e coinvolgente, dal punto di vista del lavoro ma anche umano. È stato un po’ come viaggiare nello spazio (da noi rarissime, in altri paesi sono prassi conosciute) o nel tempo (in futuro dovranno essere diffuse e comuni anche da noi). Insomma, non voglio sviolinare ancora ma penso che oltre all’oggetto del FictionLab  – la serie tv – è un’esperienza di punta anche il processo attraverso cui si lavora, adeguato almeno nelle intenzioni a quello che il mercato audiovisivo internazionale richiede in termini di immaginazione e sviluppo di un progetto.

E’ trascorso quasi un anno dall’ultima volta che ci siamo visti, era luglio 2015, e “Salgemma” si aggiudicava il Premio della giuria Sky. Come sta procedendo lo sviluppo? Quando vedremo Salgemma in tv?

L’ultima è una domanda crudele: non so prevederlo, dipende da troppi fattori, ma come è normale per un serial. Ci sono stati degli stop and go dovuti a motivi esterni al progetto. Sullo sviluppo siamo arrivati a una forte riconcettualizzazione di Salgemma. L’esigenza di Sky è quella di rendere la serie più vicina ancora alla linea editoriale, al loro benchmark. In altri ambiti questo può significare la mortificazione o lo snaturamento di un concept; invece nel mio caso ha significato alzare ulteriormente l’asticella, essere ancora più ambiziosi: ho cambiato il contesto, uno dei temi e molto del plot, senza per questo perdere identità e coerenza, capendo ancor di più quanto Salgemma sia una serie character oriented (è formidabile scoprire nuovi aspetti esplorando il proprio materiale narrativo).

Che ne pensi dell’edizione di quest’anno? La stai seguendo? C’è qualche progetto che ti stuzzica e vedresti volentieri realizzato?

Certo che la seguo. Sono stato ai pitch di Roma, ho letto i concept, eccetera, per curiosità e interesse genuini. Mi piacerebbe che il FictionLab diventi il luogo in cui misurarsi con lo stato dell’arte, la frontiera dell’immaginazione seriale italiana – magari anche con iniziative parallele al lavoro di sviluppo del Lab, tipo incontri, dibattiti, ecc.; dove anche chi ha una collocazione nel mercato e non solo i giovani sfidi le proprie capacità, si confronti e superi i limiti. Ma per la crescita del FictionLab è decisivo che qualcuna delle serie venga realizzata. Quanto ai progetti, li ho trovati tutti stimolanti e inediti per il panorama italiano. Se proprio sono obbligato a citarne solo alcuni: Arianna meccanica, 41bis, INRI, Lombroso.

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Revival – Umberto Francia

E’ la volta di Umberto Francia che ha scritto con Gianluca Torrente, e la collaborazione di Marcello Olivieri, la serie horror-fantasy “Il culto”.

Ciao Umberto, prima di tutto una domanda a bruciapelo: nostalgia per il FictionLab?

Mi sento orfano. Anche se con quasi tutti i partecipanti ed i tutor abbiamo continuato a vederci, sia per bere qualcosa insieme che per ragioni professionali. Quando ripenso all’esperienza dello scorso anno mi viene in mente un aggettivo: totalizzante. È stato davvero bello e formativo, ho solo bei ricordi. A parte l’ansia da prestazione, intendo, soprattutto per i pitch. Ma mi ha preparato alla sessione di pitch tipo speed date che ho affrontato al Roma Web Fest, dieci tavoli per dieci produttori, sette minuti ciascuno, a cronometro. Senza il FictionLab sarebbe stato un disastro.

E’ trascorso quasi un anno dall’ultima volta che ci siamo visti, era luglio 2015, e “Il culto” si aggiudicava il Premio APT ex aequo con “L’amico mummia”. Come sta procedendo lo sviluppo?

Come immaginavamo è un’operazione impegnativa. Il nostro soggetto richiede una scommessa alta, di quelle che però se le azzecchi ti premiano a livello internazionale. Abbiamo trattato con un produttore italiano per qualche mese, ma al momento consideriamo conclusa quella collaborazione. Nel frattempo abbiamo avuto un incontro interessante con Fox International. Inoltre il nostro agente americano, Elsewhere Works, sta proponendo Il Culto ai suoi contatti. Ora riprenderemo a sondare i produttori italiani perché siamo convinti che il nostro progetto possa rispondere alle esigenze di un mercato che deve confrontarsi sempre di più con quello internazionale. Non esiste una serie tv di livello ispirata all’opera di H.P. Lovecraft e questo a mio modo di vedere è davvero incredibile. Se solo pensiamo a quanto ha influenzato l’opera di tanti sceneggiatori di successo, non ultimo il grande Alan Moore.

Che ne pensi dell’edizione di quest’anno? La stai seguendo? C’è qualche progetto che ti stuzzica e vedresti volentieri realizzato?

Certo che la sto seguendo! Conosco almeno la metà dei partecipanti e non vedo l’ora di conoscere l’altra metà. Seguo con interesse tutti gli aggiornamenti ed ero tra il pubblico ai pitch di Roma. Mi sembra che in linea di principio questa annata sia più con i piedi per terra, l’elemento fantastico/sci-fi è ridotto all’osso. Vorrei capire se è stata una scelta cosciente della commissione o se semplicemente i progetti migliori non erano di questo genere. Un aspetto che ho sempre apprezzato del FictionLab è il tentativo di sprovincializzare la televisione italiana anche uscendo dai generi canonici. Non vi siete arresi, vero? Ovviamente il progetto che è più nelle mie corde è Lombroso, chi conosce Il Culto sa quante assonanze possano avere le due serie. Gli altri soggetti li trovo quasi tutti interessanti, dovendo però scegliere sono molto intrigato da INRI per l’attualità declinata con intelligenza e apertura al genere, 41bis perché un bel drama carcerario in Italia potrebbe funzionare bene e Arianna Meccanica, perché l’idea di un Super Vickie meets Ugly Betty mi piace molto.

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Revival – Lorenza Cingoli e Martina Forti

Inauguriamo la rubrica Revival: gli sceneggiatori finalisti della prima edizione del FictionLab tornano su queste pagine e dicono la loro. Per cominciare abbiamo intervistato Lorenza Cingoli e Martina Forti, autrici, insieme a Massimo Bacchini, di L’amico mummia.

Ciao Lorenza, ciao Martina, prima di tutto una domanda a bruciapelo: nostalgia per il FictionLab?

Abbiamo moltissima nostalgia! Quello di FictionLab è stato un anno di lavoro intenso. Abbiamo messo in circolo tante energie, tra di noi prima di tutto, ma anche con i tutor e i compagni di strada. Avere avuto qualcuno che lavorava con noi passo passo è stato di grande aiuto. Si sono anche create delle amicizie, una rete di relazioni utilissima per il confronto e lo scambio.
Per noi che veniamo dal lavoro di autrici televisive e per di più per l’infanzia, FictionLab ha significato conoscere e capire percorsi diversi. In passato abbiamo imparato molto sul campo ma poco nelle scuole. Intendiamoci: nella scrittura per ragazzi esistono comunque dei vincoli, però ci si muove in un universo molto libero dal punto di vista creativo. I paletti sono più che altro dati dal linguaggio e dai profili di personaggi, netti, mai troppo ambigui, o buoni o cattivi. Entrando a contatto con la lunga serialità e soprattutto con puntate non autoconclusive, è stato interessante vedere il metodo seguito dai tutor con i loro studenti e seguire l’impostazione del lavoro per fasi molto ben delineate. A volte ci siamo anche stupite di questo sistema così preciso, ci sembrava quasi troppo vincolante. Entrarci dentro, adattarci, capirlo, è stata una sfida. Vinta speriamo.

E’ trascorso quasi un anno dall’ultima volta che ci siamo visti, era luglio 2015, e “L’amico mummia” si aggiudicava il Premio APT ex aequo con “Il culto”. Come sta procedendo lo sviluppo? Quando lo vedremo in tv?

“L’amico mummia” ha avuto l’opzione di un produttore (Paypermoon n.d.r.) che si è appassionato al progetto e che ha un partner francese molto entusiasta. La serie è stata proposta alla Rai, che ci aveva anche dato una “menzione speciale”, ma in questo momento di cambi di nomine e di incertezza sul futuro, il percorso è un po’ fermo. E poi c’è il problema del target. Noi e anche il produttore abbiamo sempre pensato che “L’amico mummia” fosse adatto a un pubblico family, ma il fatto di avere due adolescenti come protagonisti lo fa identificare con un pubblico teen/young adults. In Italia su questo target la produzione è quasi inesistente. In questo periodo di percorso un po’ faticoso è stato bello scoprire di avere ancora al nostro fianco Fictionlab e la Film Commission. Ultimamente la Film Commission ha preso contatti con il Museo Egizio per sondare la possibilità di girare nelle loro sale in caso la serie venga prodotta. A sentire parlare di orari per le riprese, spazi e compatibilità, sembrava già di vederla viva, la Mummia.

Che ne pensate dell’edizione di quest’anno? La state seguendo? C’è qualche progetto che vi stuzzica e vedreste volentieri realizzato?

Quest’anno Fictionlab ci sembra più maturo. Probabilmente la sperimentazione della prima edizione è servita anche ai tutor. I progetti sembrano molto ben strutturati. Forse lo scorso anno c’era più varietà di argomenti. Ai Pitch gli sceneggiatori apparivano tutti molto sicuri di sé. E magari lo erano davvero. Un soggetto che ci ha fatto molto piacere leggere è “Arianna Meccanica”. Ha punti in comune con “L’amico Mummia”. Speriamo che vengano scritti sempre più soggetti rivolti a ragazzi e soprattutto che la produzione italiana si accorga dell’importanza del target young adults. Se ci saranno tanti progetti, i produttori si dovranno rendere conto che questo è campo in grande espansione. All’estero se ne sono accorti da tempo.

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