Arianna meccanica

Arianna meccanica

Mio padre mi ha spenta.

Presente l’I-Phone? Spenta. Mi ha messo due dita sulle tempie, ha detto qualcosa che non ho capito e BAM, sono crollata. Ora sento e vedo tutto ma non posso muovermi. O parlare. Non che voglia fare grandi discorsi ma anche un urlo isterico potrebbe andare. Mi fa: “Ti spiegherò tutto”. Poi mi ha messo nel bagagliaio di una macchina. Ottimo. Parla con il suo collega, il padre di Rebecca. Gli dice: “E’ solo per un paio di giorni. Quelli non sanno niente. Stanno cercando un programma non una persona”. Il tizio mi guarda e dice: “Questa non è una persona”.

Aspettate un attimo. Ho 14 anni. Mi chiamo Arianna. Mi sono appena trasferita a Torino. Ho le tette piccole e il culone. Io sono una persona! Magari non la più semplice, ma, oh, sono un’adolescente orfana di madre che per tutta la vita ha cambiato case, nazioni e continenti a cadenza regolare. Sono il sogno di ogni analista. Se non fosse per un piccolo particolare. Un piccolo particolare che prima non conoscevo e a cui ancora faccio fatica a credere: sono un robot. Mi hanno programmato per sentirmi umana, ma non sono umana. Sono solo una stringa di codice, interlacciata a un ginosoma a base di carbonio. Ma allora perché io mi sento così simile agli umani?

“Arianna meccanica” è un progetto seriale di Giacomo Bisanti e Matteo Visconti.

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