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Ragazze di confine

In Friuli Venezia Giulia, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, s’impone un Governo Militare Alleato angloamericano. Trieste affronta in questi anni una situazione unica nel suo genere: è divisa in zona A, in mano agli alleati, e Zona B, ancora sotto il governo jugoslavo. Tutti vogliono la città: gli italiani, gli sloveni, i triestini, i comunisti della Venezia Giulia e i comunisti di Tito. Per gestire questa condizione, il Governo Militare Alleato si dota di un organo di difesa: la Venezia Giulia Police Force o, in italiano, Polizia Civile. Per la prima volta in Europa, la Polizia Civile comprende un corpo femminile. Le prime ragazze ammesse nel nuovo corpo di Polizia sono 26. Vengono chiamate le triestine.

Viola assomiglia alla sua città: diffidente, contesa, scissa. Come Trieste deve stabilire con certezza i propri confini, così Viola deve imparare ad accettare i propri limiti; come Trieste è segnata dalle cicatrici della guerra, così in Viola è ancora aperta la ferita del suo passato. Diventare una poliziotta è stato il primo passo sul cammino dell’espiazione. La colpa che vuole cancellare risale ad un lontano pomeriggio di molti anni prima in cui assistette inerme allo stupro e all’omicidio della sua migliore amica.

Il caso che è chiamata a risolvere, una serie di omicidi apparentemente scollegati che invece rivelano di avere un tratto comune nelle atrocità perpetrate nella Risiera di San Sabba (il lager nazista di Trieste), è una catabasi che la costringe ad affrontare i suoi demoni fino a capire che solo dominandoli potrà cancellare il proprio senso di colpa.

“Ragazze di confine” è un progetto seriale di Benedetta Gallo, Lara Prando e Raffaella Persichella.

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