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Chiusura

C’è una celebre vignetta dei Peanuts in cui un ascetico Linus sentenzia: “Nulla dura per sempre. Tutte le belle cose devono finire”, e un malinconico Charlie Brown ribatte: “E quando cominciano?”

La prima edizione del FictionLab è finita proprio come le cose belle, ma la cosa ancora più bella è che ricordiamo perfettamente quando tutto è cominciato: i 500 progetti arrivati, la difficile selezione per determinare i 12 da portare al workshop#1, le giornate intense di lavoro collettivo in preparazione del pitching day alla Scuola Holden di Torino, la sofferta rinuncia a 4 dei 12 progetti e la scelta degli 8 finalisti, il workshop#2 e il lavoro importante di riscrittura e rielaborazione, la grande stanchezza e ciò nonostante l’immensa disponibilità degli autori, e infine il workshop#3 e la sottile malinconia che rimane quando tutto finisce.

Gli autori degli otto progetti finalisti ora avranno a disposizione una ventina di giorni o poco più per oliare gli ingranaggi narrativi delle loro storie in vista della consegna definitiva.

Ne approfittiamo per augurare in bocca al lupo a Lorenza Cingoli, Martina Forti e Massimo Bacchini per L’AMICO MUMMIA; Leonardo D’Agostini, Antonella Lattanzi e Andrea Nobile per AURORA; Umberto Francia, Marcello Olivieri e Gianluca Torrente per IL CULTO; Menotti e Kristina Svard (ai quali si è unito in extremis Ulrik Brüel Gerber) per EUROPA; Ofelia Catanea, Roberto Di Tanna e Andrea Leanza per GROUND; Matteo Berdini e Chiara Laudani per LA QUARTA GENERAZIONE; Marco Campogiani e Tommaso Capolicchio per QUESTA LA TAGLIAMO AL MONTAGGIO; Giambattista Avellino per SALGEMMA.

Tra di loro c’è il vincitore di questa entusiasmante prima edizione del FictionLab.

Per sapere chi è, continuate a seguirci!

P.S. La cerimonia di premiazione è prevista per i primi di luglio.

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Incipit

L’amico mummia

Torino, oggi. Berenice ha un sacco di problemi. Per cominciare, ha 14 anni, il che è già un guaio di per sé. Poi, è il primo giorno del liceo e tutti o quasi i suoi compagni sono odiosi. Sarebbe comunque tutto sopportabile se non avesse un problema ancora più grave: è nata bacata, come dice lei. Ogni settimana deve sottoporsi a tre sedute di dialisi per una malformazione ai reni e dopo l’ultimo controllo viene fuori che le sue condizioni sono peggiorate. La reazione di Berenice è un misto di paura, rabbia e non accettazione. In un momento di frustrazione si rifugia tra le sale vuote del Museo Egizio, momentaneamente chiuso al pubblico, ed è incuriosita da un sarcofago portato da poco in esposizione. Scopre con malinconia che quella mummia è morta all’età di 14 anni…

Aurora

Torino, dopodomani. Il futuro è già arrivato ad ha un nome: Aurora. Si tratta di un’app rivoluzionaria in grado di soddisfare la più urgente e intima richiesta di ogni singolo individuo: la felicità. Gratuita, rapida, efficace, Aurora ha sostituito tecnologicamente la psicoterapia, inutile, lunga e costosa. Il funzionamento di Aurora lo vediamo subito, attraverso una seduta guidata dalla sua migliore psy, Anna. Davanti a lei c’è un uomo di 35 anni. Si chiama Ludovico. E’ il primogenito di una famiglia di grandi industriali nel ramo della metalmeccanica, è lì perché soffre di continui attacchi di panico che lo invalidano sul lavoro e nei rapporti personali. Anna tira fuori ciò che rende possibile il miracolo di Aurora: un device grande quanto uno smartphone, dei cavi che terminano con una banda di alluminio che Anna pone davanti agli occhi di Ludovico e che connette al device. Poi indossa anche lei la banda di alluminio ed entra letteralmente nella testa del cliente…

Il culto

1885. Campagna piemontese. Una donna dà alla luce un bambino. Alcuni uomini arrivano a reclamarlo. Il medico dichiara che è nato all’ora prestabilita, il parto è stato un cesareo. Nella stanza trovano solo la madre addormentata. La levatrice è fuggita con il piccolo. Il capo degli uomini ordina: “Uccideteli tutti”.

Una donna corre nella notte, ha un bambino tra le braccia e mormora un salmo in latino.

1914. Il delegato di pubblica sicurezza Ascanio Leone indaga su un militare suicida all’interno del manicomio di Torino. L’uomo si è slogato la mascella per infilarsi un braccio in gola fino a soffocarsi. Sulle pareti della cella c’è una fitta rete di geroglifici…

Europa

Frozen landscape. A man, swearing in italian, blue of cold, wearing nothing but shorts and strapped to the rail track. The train is arriving. His last moment has come for sure. He closes his eyes and shivers. The train comes closer…

A few months earlier. We meet our protagonist Lars Andersson (49), civil engineer in profession, the very symbol of your average unimportant swedish man, in his favorite place in the whole world, the basement of his suburban house, playing with a beautiful set of model trains, miniature landscape and all. This is his dream. This is how life should be… but unfortunately, it’s not…

Ground

Una violenta tempesta elettrica devasta la campagna piemontese. Fulmini imponenti si abbattono sui campi, sulle risaie, sui boschi, sul paese. Investono il volto di Sara, che dorme nel suo letto. Un fulmine più grande, molto più violento, cade proprio in mezzo a un prato circolare al centro del bosco. I ragazzi del posto quel prato lo chiamano ground, per loro è un luogo topico, rappresenta l’assurdità del paese in cui sono nati. E’ sorto 18 anni prima dal nulla e da allora non cresce più niente lì. Il fulmine che si schianta sul ground è un cono di luce. Per alcuni secondi illumina a giorno il paese e il volto di Sara, che ora ha gli occhi aperti e avanza lentamente verso la luce dei lampi che insistono sul ground. E’ a piedi nudi, sotto la pioggia, addosso ha solo il pigiama: cammina, ma sta dormendo…

La quarta generazione

Un lago scuro e profondo di un rosso sanguigno incastonato nelle Alpi innevate. Nell’acqua rimbomba un suono come un battito cardiaco. Immerse in profondità enormi campane metalliche sigillate alla base e ancorate al fondo, fluttuano insieme alle alghe color sangue, come non avessero peso, ruotano rivelando sull’incurvatura uno stemma: la svastica.

Torino, 2017. Il basso sordo di “Children of the Revolution” dei T-Rex pompa dalle casse della discoteca Lutrario LeRoy DAncing. E’ mezzanotte. Francesco (19), fisico, tonico, tatuato, balla, si dimena, spaccia MDMA, si appoggia sulla lingua una pasticca. Un suo amico, Lorenzo, stesso look, gli si avvicina: “Minchia, Fra’. E se davvero la rifanno obbligatoria?”. Francesco ride, mostra il dito medio: “Per me si fottono!” e deglutisce la pasticca. La serata vola. Francesco lascia il locale insieme ai suoi amici. Sono strafatti. All’ingresso i buttafuori gli timbrano il polso: un dito medio con sotto la scritta Leva Obbligatoria

Questa la tagliamo al montaggio

In rapida successione vediamo scorrere il best of della carriera di un grande attore porno, Claudio Gui: le immagini cercano di raccontare 25 anni di lavoro, sempre sulla breccia: le migliori performances, le attrici più fighe, i colleghi, i premi vinti. Quando si riaccendono le luci e vengono stappate bottiglie, non sono pochi ad aver gli occhi lucidi; Gaia, sua moglie, certo, ma anche Saverio, il suo andrologo; ma soprattutto Lele, il suo agente, l’amico fraterno di una vita, che ancora non si dà pace: “Poteva ancora dare molto, era nella piena maturità…” La comunità dell’hardcore, il mondo di Claudio, è radunata attorno a lui per festeggiare alla grande il suo addio alle armi…

Salgemma

Cime innevate contro il cielo blu cobalto, a perdita d’occhio. Silenzio. Un uomo – gli occhi acquosi e arrossati, la barba incolta -in piedi su una scaglia di roccia della montagna, fissa il precipizio davanti a sé. Allarga le braccia e salta nel nulla… Il fiato mozzato e il cuore in gola, Luca Forleo si sveglia dall’incubo. Nel letto Marta, la moglie giovane e piacente, non si è accorta di nulla. La città dorme. Nella stanza adibita a palestra del suo lussuoso attico high-tech, Luca segue su un laptop le borse asiatiche, compra e vende tra un esercizio e l’altro; mentre albeggia al telefono impartisce le ultime istruzioni: è il giorno del grande complotto…

 

 

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FictionLab – Workshop #3

Venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 aprile, in barba a tutte le festività, gli sceneggiatori finalisti del FictionLab si ritroveranno alla Film Commission Torino Piemonte per il terzo e ultimo workshop.

I progetti seriali in gara sono:

L’amico mummia, Aurora, Il culto, Europa, Ground, La quarta generazione, Questa la tagliamo al montaggio e Salgemma.

Ormai dovreste aver imparato a conoscerli. Se ancora non li conoscete, rovistate tra gli articoli precedenti e tra le interviste. Pensiamo ne valga la pena.

In questo Workshop#3, sotto la guida dei tutor Elena Bucaccio, Nicola Lusuardi e Stefano Sardo, gli autori lavoreranno alla definizione e alla scrittura degli episodi pilota.

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(G)round – Parlano gli autori

Gli autori di (G)round, Ofelia Catanea e Roberto Di Tanna, sono stati affiancati in fase di lavorazione da Andrea Leanza. Sul progetto c’è un’opzione di Mood Film.

Come avete lavorato in questi mesi?

Ofelia: Prima di tutto abbiamo cercato di perfezionare la storia seguendo tutte le indicazioni che ci sono state date qui al FictionLab. L’apporto di Andrea, poi, è stato importante perché il suo sguardo sul mondo che Roberto ed io avevamo creato era, in un certo senso, vergine.

Come è nata la collaborazione con Andrea?

Ofelia: Ci conoscevamo già e quando i tutor ci hanno prospettato l’ipotesi che venissimo affiancati da uno sceneggiatore più esperto, è stato naturale pensare a lui, anche perché Andrea in passato aveva già collaborato anche con Tommaso (Tommaso Arrighi di Mood  Film n.d.r.) che in Ground ci ha creduto fin dal primo istante.

Andrea: Il soggetto di Ground è fulminante. Non appena l’ho letto ho pensato: “Una storia di fantascienza per la tv italiana? E quando mi ricapita?”. Perciò sono ben felice di partecipare all’impresa. Per me si tratta di un investimento professionale, ma lo faccio volentieri perché conosco Tommaso, so come lavora, e confido che tutta questa semina produca presto un buon raccolto.

Andiamo nel dettaglio: come si sta evolvendo il vostro progetto?

Roberto: Stefano Sardo, il nostro tutor, ci aveva suggerito di lavorare su 12 snodi narrativi forti, tanti quante sono gli episodi che abbiamo ipotizzato per la prima stagione, ma prima di farlo abbiamo dovuto necessariamente concentrarci sui personaggi sui quali abbiamo fatto un lavoro di approfondimento anche per capire quali storie raccontare.

Ofelia: Inevitabilmente abbiamo dovuto cambiare alcune cose rispetto al pitch che abbiamo fatto a dicembre. Anzii, direi che abbiamo cambiato praticamente tutto… Le uniche cose che sono sopravvissute dell’idea originale sono ovviamente gli alieni a Valserà e la protagonista femminile.

Andrea: Be’, se fossero cambiati anche loro sarebbe stato un guaio!

Roberto: Comunque il progetto è migliorato in questi mesi, è diventato qualcosa, ha preso forma. Ora si sente che sta diventando una serie.

Qual è il vostro obiettivo di questo secondo workshop?

Ofelia: Arrivare al terzo workshop, quello di fine aprile, con le idee più chiare su tutto, pronti ad affrontare il fuoco di fila dei tutor che qui al FIctionLAb sono agguerritissimi.

Come giudicate fin qui questa esperienza?

Ofelia: Molto positiva. Durante il primo workshop, grazie al lavoro sul pitch e alla guida sapiente dei tutor, abbiamo definito meglio il concept della nostra serie in un clima incredibile di collaborazione con gli altri autori.

Roberto: Sì, quello che ci ha sorpreso e continua a sorprenderci è proprio l’assenza di competizione, nonostante alla fine questa sia una gara. Magari ad aprile ci scanneremo, non lo so…

Andrea:  Io non ho vissuto le emozioni del primo workshop, ma per quello che ho visto qui penso sia un’esperienza molto formativa.  Se proprio devo trovare qualcosa che non va… Non mi aspettavo una nuova sessione di pitch. Ecco, quello mi ha un po’ spiazzato. Forse ha anche sottratto tempo ed energie al brain storming e alla scrittura, ma alla fine a prevalere sono le sensazioni positive generate proprio da questo confronto continuo.

Roberto: Comunque possiamo dirlo senza timore di smentita: il FictionLAb è un’esperienza unica. Da ripetere e possibilmente istituzionalizzare!